Le fotografie del Gruppo Prosac
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Dicembre 2019 - Posa ringhiera chiesetta di Plava (Slovenia)
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ottobre 1917, l'esercìto italiano subisce la peggiore sconfitta di sempre, causa
gravi perdite all'esercito e quasi un milione di
sfollati, eppure, nonostante
la povertà e il pericolo imminente il soldato non dimentica di seppellire i
morti, né di pregare per
le loro anime. Durante la prima guerra mondiale
viene infatti costruita la chiesetta di Plava, dedicata a San Luigi, che guarda
con
tristezza ai quasi quattromila soldati, austriaci e italiani sepolti davanti
ad essa, che sono restati vittima del conflitto del
15-18.
Esattamente
un secolo più tardi, il 24 ottobre 2017, il gruppo Prosac sta facendo un'escursione
in Slovenia su proposta di
Mauro Zattera ricercatore storico della grande
guerra, quando la guida, Sergio Spagnolo, dell'associazione Carso e Trincee,
fa
una deviazione dal percorso che doveva portare il gruppo tra le trincee
del monte Colovrat, per una visita alla chiesetta di San
Luigi.
Sotto
l'acqua dirompente, ogni membro del gruppo, in cuor suo, pensa ai caduti sepolti
sotto i suoi piedi e (pur conscio di non
aver fatto niente) si sente orgoglioso
che esistano ancora gruppi, come l'Associazione Carso e Trincee, pronti a investire
tempo
e denaro per recuperare importanti pezzi di storia come la chiesetta
di Plava, e soprattutto per rendere il dovuto omaggio ai
nostri caduti sepolti
tra l'erba o dispersi sul campo. Alla fine della visita e della spiegazione
però la guida ammette sconfortata
che l'opera di ristrutturazione non è ancora
completata, perché la chiesa originale comprendeva anche una ringhiera in ferro
battuto
che nonostante tutti gli sforzi, l'associazione al momento non riesce a procurarsi.
È in quel momento che il gruppo
Prosac, affascinato dal lavoro già fatto
e volenteroso di dare una mano, decide di regalare la ringhiera alla piccola
chiesa.
A lavoro ultimato i membri dell'associazione storica hanno ammesso
la loro iniziale preoccupazione: La ringhiera originale era
ricca di complicati
arzigogoli e nel complesso tutt'altro che semplice da realizzare, questo gruppo
di escursionisti, sarebbe
riuscito a ricreare l'antica ringhiera o avrebbe
solamente fatto un corrimano per fini pratici o estetici? Era in effetti una
domanda
più che lecita, ma ogni dubbio è stato smentito quest'inverno, quando il gruppo
ha mandato a Sergio il rendering
della ringhiera. ll gruppo di storici si
è subito complimentato per il buon lavoro svolto, e ha affermato di aspettare
con
impazienza il momento in cui l'opera sarebbe stata finita.
In
questo modo è iniziata la seconda parte del lavoro, quella di fabbricazione
della ringhiera e di raccolta fondi per l'opera. Chi
legge deve infatti sapere
che il gruppo Prosac non è un vero e proprio gruppo costituito, né si può definire
esattamente chi ne
faccia parte e chi no. Alcuni membri hanno quindi cominciato
a sensibilizzare gli altri e ad organizzare collette e raccolte
durante le
uscite, mentre altri esponenti del gruppo (dei professionisti) si sono occupati
del lato pratico. La raccolta fondi è
stata terminata con l'annuale cena
del gruppo e con una piccola lotteria con premi offerti dal gruppo stesso. Nel
mese di
novembre 2018 la ringhiera era pronta, nell'attesa di un Weekend
di bel tempo che tardava ad arrivare.
ll
1° dicembre, sette uomini del gruppo sono partiti da casa di buona mattina e,
caricata la ringhiera sul furgone, sono partiti
alla volta di Gorizia, dove
avevano appuntamento con Sergio Spagnolo. Tutta la mattina e buona parte del
pomeriggio sono
serviti peri lavori di assemblaggio e posa della ringhiera,
ma il prodotto finale è veramente un buon risultato. L'organizzazione
dei
lavori era stata organizzata fin nei minimi particolari, tanto che pur essendo
a pochi metri dall'lsonzo, si è preferito portare
una tanica di acqua di
Tremosine per fare la malta, poco importa se arrivati sul posto si è scoperto
di aver portato una
saldatrice e un generatore tra loro non compatibili,
perché, con l'aiuto di qualche amico dell'associazione, il lavoro è stato
portato
a termine comunque.
I
membri dell'associazione Carso e Trincee che hanno visto il lavoro finito sono
sembrati sinceramente entusiasti e grati di
quanto fatto, ma a nome del gruppo
Prosac mi sento di poter dire che noi stessi siamo contenti di aver fatto questo
piccolo
lavoro, di aver aiutato chi combatte perché la storia non vada dimenticata,
è quindi un dovere ringraziare tutti coloro che ci
hanno aiutato e sostenuto
in questo piccolo progetto.